“Del fascino discreto delle merci si parla alla Sala Borromini, in Piazza della Chiesa Nuova in un convegno che riunisce critici, progettisti, studiosi di sociologia e filosofia per un confronto tra estetica e marketing sul regime comunicativo degli oggetti. Pesi massimi (il primo a intervenire è il sociologo francese Jean Baudrillard) chiamati a rintracciare i fili che legano il successo del piercing al richiamo irresistibile delle cose, il concetto di osceno alle sottigliezze metafisiche della merce, la pubblicità all’impegno sociale, il corpo al desiderio, e forse anche a quello spot  censurato a furor di popolo, che utilizzava Lady Diana, o meglio una sua sosia per pubblicizzare un’automobile sud coreana a prova d’urto”.
Roberta Chiti, Il prezzo del corpo, in “L’Unità”, 6 maggio 1998.

Materiali del Convegno in “Ágalma”, n. 1.

 

 

“Corpi come oggetti, e nello stesso tempo oggetti che sembrano trasformarsi lentamente, animandosi di vita propria, oggetti che fanno parte della quotidianità, oggetti che amiamo e oggetti che ci schiavizzano: è una realtà che ci appartiene, ma di cui spesso non ci rendiamo conto. Sociologi, filosofi, progettisti e teorici della comunicazione, tra cui Jean Baudrillard, Paolo Fabbri, Ugo Volli e Giovanna Borradori, si confrontano sull’utilità della bellezza del prodotto nell’era della globalizzazione”.
Caterina Maniaci, A Roma convegno sulla nuove estetiche. Il diktat dei nostri tempi: essere belli ad ogni costo,  in “La Discussione”, 8 maggio 1998.

Materiali del Convegno in “Ágalma”, n. 1.

 

 

“Jean Baudrillard parla di design  e comunicazione nell’era del digitale al convegno romano Il fascino discreto delle merci. Mario Perniola Anna Camaiti, Hostert, Giovanna Borradori delienano tre percorsi incrociati del sentire artificiale”.
Arianna Di Genova, La merce nell’epoca del feticismo radicale, in “Il Manifesto”, 9 maggio 1998.

Materiali del Convegno in “Ágalma”, n.1.

 

 

“Il tono degli interventi [del Convegno Il Lusso, oscuro oggetto del desiderio] non avrebbe potuto essere più variegato vista la partecipazione di filosofi, designer, sociologi, semiotica, antropologi e teorici della comunicazione”.
Antonio Debenedetti, Come è cambiato il concetto di lusso dal ‘700 a oggi. Il dandy ucciso dal consumismo,  in  “Corriere della Sera”, 24 ottobre 1999.

Materiali del Convegno in “Ágalma” n.2.

 

 

“Nella cristallizzazione in cui i progetti editoriali vengono a costellare un panorama sempre più scarno e sempre meno rischioso, una rivista teorica prismatica e generosa, che sembra proprio, tautologicamente, offrirsi come un dono ai suoi lettori”.

Teresa Macrì, Ágalma, la bussola per orientarsi nel contemporaneo, in “Il Manifesto”, 26 luglio 2000.

 

 

Ágalma  fa degli studi culturali il proprio vessillo nell’intento di salvare lo scibile umanistico dal proprio isolamento per trarlo in un terreno di confronto con le sollecitazioni della tecnoscienza, quell’insieme di scienza tecnica e industria che domina la società occidentale e che ha come epifenomeni le cosiddette culture giovanili, il pensiero femminista, il multiculturalismo, epifenemeni che gli studi culturali vogliono rendere parte strutturante del sapere contemporaneo: Recita il sottotitolo l’accostamento tra studi culturali ed estetica e questo in nome della comune sovrabbondanza: gli uni travalicano l’orizzonte ormai angusto di un sapere isolato ed omogeneo, così come l’estetica mantiene il carattere a lei proprio di esperienza del limite, né conoscitiva né morale, esperienza fortemente allusiva, sensibile e simbolica.
Ágalma vuol essere un tentativo di portare il nuovo, il diverso nel seno dell’istituzioni universitaria, pur soffrendo delle difficoltà legate all’utilizzo di linguaggi specialistici in ambiti che non gli sono di natura propri: una sfida, una scommessa di cui il risultato si attende”

Elisabetta Buhne, Democratizzazione del sapere, in “La Rivisteria”, n. 99, settembre-ottobre  2000.

 

 

“Abbattere le vecchie barriere tra umanisti e scienziati. Dibattito internazionale all Università di Roma Tor Vergata con Bruno Latour”.
Alberto Di Maio, La cultura genera la natura, in “Il Tempo”,  22 febbraio 2002.

Materiali del Convegno in “Agalma” n. 3.

 

 

Mode e modi, comodi e rimedi.  Non è un gioco di parole, anche se il punto di partenza è una parola modus, che in latino vuol dire “misura”, e dalla quale derivano i termini sopra citati: Questo è l’argomento centrale  affondato dal terzo numero della rivista Ágalma”.

Francesca De Sanctis, Usi e significati della parole modus e dei suoi derivati, in “L’Unità”, 21 giugno 2002.

 

 

“Una rivista in cui i Cultural Studies vengono utilizzati per la loro capacità di colmare la distanza tra sapere umanistico e società contemporanea. L’estetica si identifica con la critica della cultura, o meglio delle culture”

Mauro Trotta, Per una grammatica del mercato in  “Il Manifesto”, 11 luglio 2002. 

 

 

“Si discute di capitalismo e  globalizzazione, di identità e di modelli culturali, di musica e di arte, di moda e di lusso nelle pagina di Ágalma, la rivista semestrale diretta da Mario Perniola: Ospita scritti di Luc Boltanski, Franco Crespi, Gillo Dorfles, Giulio Ferroni, in gran  parte contributi al convegno “Modi e mode. Comodi e rimedi”.

“La Stampa”, 19 ottobre 2002.

 

 

“Dell'Ukyio si è parlato a Roma il 22 e 23 febbraio 2003 nell'ambito di un convegno internazionale organizzato dalla Fondazione Adriano Olivetti, dall'Istituto giapponese di cultura e dall'Università degli studi Tor Vergata (cattedra di Estetica) ed è il quinto di una serie di incontri internazionali sull'estetica applicata, a cui hanno preso parte studiosi ed esperti di fama internazionale.”
Tiziana Sforza, UKIYO, Un mondo fluttuante,

in CupaCupa: www.cupacupa.it
Materiali del convegno in “Ágalma” n.6.

 

 

“Al concetto di Ukiyo, mondo fluttuante e altre sue implicazioni storiche, filosofiche e scientifiche è dedicato il n.6 della rivista Ágalma, pubblicata sotto la direzione di Mario Perniola, uno dei maggiori studiosi di estetica di Europa”.

Silvia Pecoraro, Il Messaggero, 7 febbraio 2004.

 

 

“ Una rivista elitaria, che troppo pochi conoscono ”:

Gillo Dorfles, Intervista  con Almerico de Angelis,  in “Modo”, n.. 236, maggio-giugno 2004.

 

 

“Un journal agile e semestrale, con saggi brevi e non criptici. Un’ottima sezione di recensioni affronta criticamente le pubblicazioni recenti, “sforando” volentieri nel cinema e nella letteratura...”

Marco Enrico Giacomelli,  Exibart,  n. 22, maggio-giugno 2005. In  www.exibart.com

 

 

“Cosi il progetto da cui e nata "Agalma" e i temi su cui si focalizza la sua attenzione continuano a essere inattuali e intempestivi (nel senso che Nietzsche ha dato all'aggettivo unzeitgemass), ma proprio dal fatto che il suo cammino sia ...

agaragar, 23 gennaio 2007 agaragar.noblogs.org

 

 

Convegno "La destituzione politica degli intellettuali", 19-20 Ottobre 2007.

L'epoca degli intellettuali inutili Oggi e domani filosofi e sociologi a confronto in un convegno all'università di Tor Vergata sulla destituzione politica delle figure dell'impegno Quando nel 1794, condannato a morte dal tribunale rivoluzionario, Antoine Lavoisier chiese un rinvio dell'esecuzione per portare a termine un esperimento di chimica, si sentì rispondere dal vicepresidente del tribunale Jean-Baptiste Coffinhal con una frase divenuta poi celebre: «La République n'a pas besoin de savants...», «la repubblica non ha bisogno di intellettuali». Nessuna sorpresa allora che le parole di Coffinhal siano state poste in esergo al programma di un convegno internazionale sulla «destituzione politica degli intellettuali» che si tiene oggi e domani a Roma, all'università di Tor Vergata e a cui partecipano fra gli altri Dieter Lesage, William Marx, Carsten Juhl e Iain Chambers. Ad aprire i lavori della prima giornata sarà Mario Perniola che dell'incontro è stato l'ideatore e che da tempo sulla rivista «Ágalma» ha avviato una serie di riflessioni sull'evolversi (o involversi) del ruolo dell'intellettuale, dedicando fra l'altro l'editoriale dell'ultimo numero all'eclisse della figura dell'outsider in una società come è quella dei consumi, dove l'acquisto di un bene culturale conta di più della sua fruizione. Intorno alla attuale deriva populistica che si nutre di un risentimento viscerale nei confronti degli intellettuali, anzi di una vera e propria rabbia nei confronti del mondo simbolico, Perniola articolerà invece il suo intervento di oggi, trattando un tema che verrà ripreso anche da Dieter Lesage dell'Erasmushoge School di Bruxelles. Secondo Lesage, infatti, il populismo imperante, nel momento in cui impone che le cose siano semplici e chiare, restaura tutte le opposizioni binarie, e finisce per individuare l'«alieno» proprio nell'intellettuale. Da parte sua William Marx, dell'Institut Universitaire de France, osserverà come la letteratura viva da un secolo sotto il regime dell'anacronismo, non sentendosi più in sintonia né con la società, alle cui aspettative non crede più di riuscire a rispondere, né con se stessa, e con le proprie aspirazioni. Decade dunque l'intellettuale «legislatore» ed emerge a suo posto quello che Corinne Maier in un recente pamphlet Intellettualoidi di tutto il mondo unitevi (Bompiani 2007) ha definito appunto l'intellettualoide, pronto a dire la sua su tutto e tutti dalla poltrona di uno studio televisivo. Intimamente conformista, come ha sottolineato anche Frank Furedi in Che fine hanno fatto gli intellettuali? (Raffaello Cortina 2007), questo triste tuttologo è molto lontano dal rappresentare la voce consapevole e critica di cui la società ha oggi più che mai bisogno.

" Il Manifesto ", 19 Ottobre 2007

 

 

Giunta al suo tredicesimo numero, «Agalma» (pp. 128, euro 14), la rivista diretta da Mario Perniola per l’editore Meltemi, affronta una serie di temi legati a quella che, con Pierre Bourdieu, si potrebbe definire una «economia dei beni simbolici». Quando è successo, chiede Sarah F. Maclaren in uno dei saggi ospitati da «Agalma», che in Italia diventasse un bieco luogo comune il disprezzo di artisti e uomini di cultura nei confronti della materialità delle opere d’arte e, di conseguenza, della manualità che, a monte, il processo creativo comporta? La breve stagione dell’artigianato artistico moderno italiano, che si era affermato col liberty - scrive Maclaren - cessò con il sostegno decisivo della politica culturale del fascismo, che promosse il design e la produzione industriale in serie, a detrimento del piccolo artigianato artistico.
La scelta di dedicare il numero della rivista alla manualità è nata, osserva Pemiola nell’editoriale di apertura, da una serie di riflessioni e considerazioni di ordine storico e critico, ma anche dal tentativo «pratico» di offrire una risposta convincente al quesito formulato dalla Maclaren. II fatto che una rivista di taglio prettamente filosofico si occupi della questione della manualità non è, ovviamente, da considerarsi un vezzo. La produzione delle idee e delle teorie, osserva Pemiola, «resta in effetti un lavoro per eccellenza artigianale», mentre i «think tanks dei governi e delle multinazionali non producono più nemmeno apparati ideologici, ma solo bolle speculative culturali». Fra i contributi ospitati dalla rivista, si segnalano quelli di Giuseppe Patella, autore anche del volume «Estetica culturale» (Meltemi, pp. 167, euro 16) e Alfonso M. lacono.

Agalma tra i manufatti, “Il Manifesto” 7 luglio 2007

 

 

Il discredito politico degli intellettuali nel nuovo numero di «Agalma»

«La Repubblica non ha bisogno di sapienti». Si apre con questa frase il quindicesimo numero di «Agalma» (Mimesis, pagine 140, euro 14), il semestrale diretto da Mario Perniola interamente dedicato alla crisi e al conseguente discredito politico degli intellettuali. Attribuita a Jean-Baptiste Coffinhal - il presidente del tribunale rivoluzionario che nel 1794 condannò alla ghigliottina il chimico Antoine Laurent Lavoisier - la citazione appare particolarmente indicativa di un clima che sembra preludere a una definitiva liquidazione della «cultura», intendendo con questo termine spesso abusato la «somma» di manifestazioni umane che non rivendicano per sé alcuna validità coercitiva. Senza una società votata alla cultura, osserva Perniola, il sistema degenera in una lotta continua di religioni, di lobbies e mercato. Ricca di analisi e di spunti, «Agalma» ospita gli interventi di Pier Paolo Poggio, René Capovin, Iain Chambers e Carsten Juhl dedicato al rapporto conflittuale e spesso violento fra intellettuali e popolo nel corso del Novecento. Al discredito degli intellettuali nel campo della letteratura sono invece dedicati i saggi di William Marx, Isabella Vicentini e Raul Mordenti.

«Il Manifesto», 17 luglio 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

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